Recensione: Antares Academy: il Baluardo

Antares Academy: il Baluardo
– Massimiliano Vertuani

Genere: fantasy, fantascienza
Formato: copertina flessibile
Pagine: 372

2035, lago Michigan. Axel è ancora un bambino quando, mentre sta felicemente giocando con la mamma Vivien e il fratello Nick in un parco acquatico, come in un incubo, la sua vita viene sconvolta da una terribile invasione di esseri mostruosi che vengono fuori dal lago, i Dazbog, che distruggono tutto ciò che incontrano sul loro cammino. Lo stesso avviene in altre zone della Terra, ma gli esseri umani non sono preparati a opporsi a una tale furia distruttiva e le forze armate non riescono a contenere l’assalto.
Fortunatamente, uno strano soldato, un Antar, insieme al suo reparto, dotato di armi avveniristiche, interviene in loro aiuto e salva la vita ad Axel e a tante altre persone. La Terra è salva, ma il corso della storia cambia per sempre: il primo contatto con entità extraterrestri da parte degli esseri umani è stato stabilito.

7 anni dopo…

L’adolescente Axel ha una bella sorpresa quando, varcando le soglie dell’Antares Academy terrestre (scuola fondata nel bel mezzo del Lago dei Quattro Cantoni, in Svizzera), scopre che quello stesso “soldato” che lo aveva salvato da piccolo altri non è che il preside dell’accademia, il comandante Ka’zan, un alieno della razza dei lupi.
Ancora non è cosciente delle avventure e dei pericoli con cui dovrà misurarsi nei quattro anni di studi che lo condurranno a diventare un Antar, un difensore della pace della galassia. Durante il primo anno, affiancato da coraggiosi compagni, affronterà sfide impreviste e letali, metterà piede su pianeti inesplorati, riceverà un dono e dovrà fare i conti con un pericolo che grava sull’esistenza di tutti gli abitanti della Via Lattea. “Imparerà a sue spese che quando una minaccia si avvicina, quando tutto sembra perduto, l’unica speranza è rappresentata da coloro che sapranno ergersi a baluardo in difesa degli innocenti”.

In questo primo romanzo della serie della Antares Academy, vi si possono ritrovare tante ispirazioni: da Harry Potter a Star Trek, ma anche delle sfumature di fantasy che ricordano Il Signore degli Anelli. Seguiremo le vicende del primo anno scolastico del giovane allievo Axel, figlio di un militare, che si ritrova in un turbinio di avventure fuori dal comune, spesso anche in modo inconsapevole. Stringerà legami di solida amicizia, ad esempio con Heristal, un essere quadrupede dal quale non si separerà più. Non mancheranno l’azione e i coinvolgenti combattimenti contro nemici che sembrano impossibili da sconfiggere se non si viene aiutati da misteriosi cristalli con poteri magici.

Se amate un mix di avventure con protagonisti dei giovani, durante il primo anno in una scuola che li preparerà a diventare difensori della galassia, allora questo romanzo fa per voi!


Massimiliano Vertuani è nato a Verona, dove risiede insieme alla moglie e ai tre figli. Da sempre accanito lettore, ha fin da giovane molto amato i romanzi per ragazzi, in particolare Verne, e, in tempi più recenti, la saga di Harry Potter. Appassionato di epica e miti classici, ha iniziato a scrivere da alcuni anni, pubblicando quasi tutti i suoi racconti su piattaforme gratuite come Wattpad. Dall‘amore per la letteratura per ragazzi e dall’esperienza giovanile come ufficiale degli Alpini, nasce la saga di Antares Academy. Il Baluardo è il primo dei quattro libri che compongono l’intera opera. L’uscita del secondo volume, “La guerra delle scuole”, è prevista per Natale 2020, ma chiunque volesse approfondire l’universo nel quale si muovono i protagonisti (e magari avere qualche anticipazione sulle future avventure di Axel e compagni) può navigare all’interno del sito alla ricerca di indizi, oppure contattare l’autore (chissà che non lo si trovi in vena di raccontare qualcosa di più).

Kosmopedia

Recensione: Alice nel Paese delle Meraviglie

Alice nel paese delle meraviglie
-Lewis Carrol

Genere: fantasy, avventura, formazione
Formato: copertina flessibile
Pagine: 140
Casa Editrice: Giunti
Giudizio sintetico

Classificazione: 4 su 5.

Pubblicato per la prima volta nel 1865, “Le avventure di Alice nel paese delle Meraviglie” è un libro che affascina da sempre bambini e adulti, anche grazie al cartone animato, capolavoro realizzato da Walt Disney, e poi al film, diretto da Tim Burton. Sebbene abbia adorato entrambe le trasposizioni cinematografiche, il libro, seppur bellissimo, non è riuscito a emozionarmi come mi aspettavo. Mi spiego: ciò che più di tutto mi dava fastidio durante la lettura era l’ incapacità, da parte di tutti i personaggi che Alice incontrava, di saperla ascoltare, mettendo così in scena delle conversazioni al limite del paradossale. Ma forse è proprio questo l’obiettivo e la forza del romanzo di Carrol!

La trama non ha bisogno di molte parole: in un tranquillo pomeriggio Alice, seduta con la sorella su una panchina sotto un albero, tra sogno e realtà, incontra un trafelato coniglio bianco. Per seguirlo precipita in un buco nero che sembra non avere fondo, fino a quando giunge in una piccola stanza e rimane affascinata dal meraviglioso giardino che vede oltre una minuscola porta. Cominica da qui la bislacca e stavagante avventura di Alice in un mondo strano, fatto di regole altrettanto strane, ricco di paradossi e assurdità: un mondo in cui regine ordinano decapitazioni a destra e a manca, gatti scompaiono e cappellai matti bevono tè a qualsiasi ora.

La storia di Alice nasce durante una gita in barca dello scrittore con il pastore Duckworth e le tre figlie del vicecancelliere dell’Università di Oxford, Liddell . Per intrettenere le tre giovani fanciulle Carrol inventa e racconta la storia di una bambina annoiata in cerca di avventure e la chiama Alice, come la secondogenita delle signorine Liddell. Sebbene questo non sia un classico romanzo di formazione, un certo insegnamento sulla crescita possiamo comunque ricercarlo tra le righe – d’altra parte Carroll stava raccontando questa storia a tre ragazzine dagli 8 ai 13 anni. Alice infatti rappresenta quel momento dell’infanzia (o dell’adolescenza) in cui mal si sopportano le regole e la guida degli “adulti”: finisce allora in un mondo in cui deve imparare a cavarsela da sola, in cui trova regole irrazionali, personaggi a dir poco strani e tiranni pronti a soggiogarla, così è costretta a diventare adulta; emblematica è la partita di croquet durante la quale la protagonista ha l’ardire di contravvenire alle illogiche e bislacche regole imposte dalla regina – tiranno. Alice dunque sta imparando a rapportarsi con l’ambiente esterno, a conoscerne le regole e ad adattarsi in base al suo modo di essere.

Una storia allora dedicata alla costruzione della propria identità, alla contrapposizione tra sogno e realtà, con significati profondi che affondano le proprie radici nella psicanalisi e nella matematica, giochi di parole, rebus e trucchetti che rendono l’opera di Carroll leggibile a più livelli e sempre molto attuale.
Il pensiero di Lewis Carroll è leggibile tra le righe del suo romanzo. Se infatti, la mancanza di qualsiasi logica nelle vicende e nei dialoghi di Alice e i numerosi personaggi possono essere una lunga e grande metafora della crescita e della maturazione che porta ad imparare e ad accettare le regole e la loro utilità, tutta questa “illogicità” può essere interpretata anche come una critica alla società vittoriana a lui contemporanea, satura di rigide regole e convenzioni sociali a volte senza fondamento logico.

Un’altra particolarità del romanzo di Lewis Carroll deriva dal linguaggio utilizzato: il testo è infatti ricco di figure retoriche, modi di dire, proverbi e giochi di parole che però appartengono alla cultura inglese. Di conseguenza tutt’altro che facile è stato per i traduttori rendere in italiano un testo così particolare; molti hanno ammesso nelle note dei libri tali difficoltà e spesso hanno apportato personali adattamenti che, inevitabilmente, hanno fatto sì che la traduzione si discostasse purtroppo dal testo originale.


LEWIS CARROLL (1832-1898), pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, dopo la laurea in matematica fu nominato dapprima bibliotecario, quindi docente di matematica al Christ College di Oxford; accostò sempre alla carriera ufficiale molti altri interessi. Le sue due opere più famose furono, appunto, Alice’s Adventures in Wonderland (1865) e Through the Looking-Glass (1871).

Recensione: Il conte di Montecristo

Il conte di Montecristo

-Alexandre Dumas

Genere: avventura
Formato: copertina flessibile
Pagine: 1258
Casa editrice: Einaudi
Giudizio sintetico:

Classificazione: 4 su 5.

“Il conte di Montecristo” è una storia molto nota, resa celebre dalle meravigliose opere cinematografiche, un romanzo d’avventura ambientato all’inizio del XIX secolo in Italia, Francia e nelle isole del mediterraneo.
Il protagonista è Edmond Dantes, un giovane per quale si prospetta un futuro roseo; infatti sta per sposarsi e sarà presto anche nominato capitano di una nave.
Il suo successo suscita però la gelosia in molti dei suoi compagni e amici e i bei tempi di Dantes finiscono quando viene falsamente accusato di tradimento e arrestato. Nonostante la sua innocenza, trascorre quattordici anni in prigione senza processo per un crimine che non ha mai commesso. In prigione fa amicizia con un sacerdote istruito e saggio che gli insegna numerose lingue e scienze e gli racconta di un enorme tesoro sull’isola di Montecristo. Riuscito a fuggire, dopo la morte del sacerdote, Edmond Dantes realizza i suoi piani di vendetta: grazie alla fortuna trovata sull’isola e vari travestimenti, cerca di vendicarsi di tutti coloro che gli hanno fatto torto e lo hanno privato della sua vita.
Fra avvelenamenti e rapimenti, scambi d’identità e tesori sepolti e ritrovati, Alexandre Dumas cattura i lettori oggi come ieri, e li tiene incollati a un classico della letteratura appassionante.

Il romanzo tratta numerosi temi come la Giustizia, la vendetta, il perdono, la speranza. Non appena arriviamo a conoscere il piano definitivo di Dantes, la storia ci cattura e ci trascina piacevolmente fino alla fine, dove ci aspetta una morale che contiene diversi insegnamenti sui valori della vita.
Il testo, suddiviso in tre libri, ci mostra il susseguirsi dei tragici eventi che porteranno Dantès dalla gioia alla disperazione e, tramite la rinascita, a diventare il “messaggero della Provvidenza”, il conte di Montecristo, uomo affascinante e misterioso, dotato di un’intelligenza fine ed acuta, di una bellezza disarmante e dai modi pacati e delicati. Nessuno nella società nobiliare parigina riconosce nei suoi occhi carichi di ardore e sfrontatezza il giovanotto buono e mite dei vecchi tempi, ma, solo all’attimo della loro dipartita, egli svela la sua identità, cosicché i malcapitati abbandonano il mondo con uno sguardo confuso, balbettando parole senza senso.
Il linguaggio di Dumas è scorrevole e rende la lettura leggera e godibile. Le sue descrizioni consentono al lettore di guardare il paesaggio e di figurarsi la scena nel dettaglio. In questo modo lo spettatore diventa un personaggio della storia, attendendo con trepidazione il susseguirsi degli avvenimenti. 


Alexandre Dumas (1802-1870) è stato romanziere e drammaturgo francese, uno dei più prolifici e popolari scrittori francesi del diciannovesimo secolo. Figlio di Thomas-Alexandre de La Pailleterie, soldato semplice figlio di un marchese, e di una schiava nera, Marie Cessette Dumas, dalla quale eredita il cognome, alcuni anni dopo la morte del padre, il giovane Alexandre fu inviato a Parigi per intraprendere gli studi di legge. Nella capitale riuscì a ottenere, grazie alla sua buona calligrafia, diversi incarichi presso il Duca d’Orléans, il futuro re Luigi Filippo. Ebbe un figlio da una vicina di pianerottolo, anch’egli chiamato Alexandre Dumas, che seguì le orme paterne e divenne scrittore.

Recensione Locke & Key, i fumetti che hanno ispirato la serie Netflix

Locke & Key

-Joe Hill (illustrazioni di Gabriel Rodriguez)

Formato: copertina flessibile

Genere: fumetti fantasy/horror

Editore: Magic Press Edizioni

Giudizio sintetico

Classificazione: 4 su 5.

Dopo aver apprezzato la serie Locke & Key su Netflixit, ho comprato i sette volumi da cui è tratta e, nonostante abbiano atmosfere molto “horror”, genere che non incontra molto i miei gusti, mi hanno piacevolmente sorpreso.
Per chi non avesse ancora sentito parlare della serie, essa mescola i capisaldi dell’horror, come mostri e assassini, in un fantasy soprannaturale fatto di chiavi nascoste dai poteri incredibili e dove aprire una porta diventa un’avventura. I protagonisti della storia sono i fratelli Locke (il piccolo Bode, la mezzana Kinsey e il maggiore Tyler) che sconvolti dalla tragica morte del padre vanno a vivere, insieme alla madre Nina, nella vecchia casa colonica che appartiene dai tempi della rivoluzione americana alla famiglia del padre, nel New England: Keyhouse.
Sono in tutto sei volumi, più un settimo che raccoglie delle storie sulle chiavi che non riguardano i Locke.


1- Benvenuti a Lovecraft, il volume che apre la serie (con un omaggio allo scrittore americano padre del genere horror; nella serie tv invece la cittadina di ambientazione si chiama Matheson), fa entrare il lettore nella vita dei Locke, nella tragedia familiare e nell’inganno ordito da Dodge, “la donna del pozzo” antagonista.

2- Giochi Mentali sposta l’avventura nel mondo della mente grazie alla chiave apritesta (che inserita nella testa di qualcuno consente di guardare all’interno della mente di una persona, dove i ricordi, le emozioni e le idee sono rappresentati come piccoli esseri che possono essere rimossi e addirittura scambiati tra le persone) e al ritorno di un assassino che si cercava di dimenticare.

3- La corona delle ombre invece rimpolpa la trama e mostra come le chiavi possano essere usate in combinazione con altri oggetti magici.



4- Le chiavi del regno è fondamentale per scoprire alcuni retroscena sulla saga, come la vita della misteriosa Erin Voss, l’unica a conoscenza dei fatti sulla morte di Lucas Caravaggio, altro personaggio chiave nella vita del padre dei Locke.


5- Ingranaggi, il quinto volume della saga, è un tuffo nel passato che rivela qualcosa di più sulle chiavi, sul metallo sussurrante di cui sono fatte, su coloro che le hanno fabbricate e sugli antenati della famiglia Locke.


6- infine, nell’ultimo numero Alpha & Omega, comincia la lunga battaglia finale per sconfiggere il male e chiudere per sempre la porta Omega.


7- Cielo & Terra contiene tre storie inedite che ci danno l’occasione di tornare un’ultima volta nella meravigliosa e inquietante Keyhouse (una ambientata all’inizio del ‘900, una durante la Grande Depressione e una ai giorni nostri); inoltre vi sono diverse chicche, foto, immagini e curiosità dell’autore sul suo lavoro.

Un piccolo confronto è d’obbligo: “È più bella la serie tv o i fumetti?
Personalmente non credo si possa fare un paragone: le storie sono molto diverse, ciò che le accomuna è solo la trama. La serie è tratta dai fumetti, ma non è la loro trasposizione cinematografica. Mi è piaciuta la serie e anche i primi 2 volumi. Sicuramente è molto diverso il pubblico al quale si rivolgono: la serie tv è un fantasy adatto a più fasce d’età, mentre i fumetti mi sento di sconsigliarli a un pubblico troppo “giovane”. .


Joe Hill è lo pseudonimo di Joseph Hillstrom King: come si nota dal cognome, lo scrittore statunitense è figlio dell’altrettanto famoso Stephen King. Secondo di tre figli, Joe cresce a Bangor, nel Maine. Il prestigioso Time lo ha definito «uno dei più raffinati scrittori americani di horror»: gli fa da contraltare il Washington Post, denominandolo «uno degli autori di spicco nella letteratura fantastica del Ventunesimo secolo». Ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali, come il Bram Stoker Award e il British Fantasy Award.