Addio Sepulveda: recensione La gabbianella e il gatto

Il 16 Aprile 2020 purtroppo ci ha lasciato uno scrittore che ha segnato l’infanzia di molti di noi. Fra le altre opere, è stato l’autore della famosa storia della gabbianella e del gatto, che comprai quando avevo circa 8 anni con Topolino. Questa favola è in grado di suscitare forti emozioni e racchiude temi importanti, che riguardano ognuno di noi.

Tutto ha inizio quando Kengah, una giovane gabbiana, si tuffa insieme al suo stormo nel mare su un banco di arringhe. Purtroppo, però, al momento di volare via, si attarda e viene avvolta da qualcosa di scuro e appiccicoso, una distesa di petrolio che si attacca alle sue piume, impedendole di spiccare un volo ottimale. Riesce a mala pena a raggiungere la terra ferma, dove stremata crolla su un balcone di una casa di Amburgo. Qui viene trovata da un gatto nero e grosso, Zorba. Prima di morire, Kengah depone un uovo, dal quale nascerà la gabbianella Fortunata, e lo affida al gatto, chiedendogli di rispettare tre solenni promesse: non mangiare l’uovo, averne cura fino alla nascita del piccino e, soprattutto, insegnargli a… volare!

Fra i temi affrontati, l’inquinamento, spesso la prima causa di morte per molte specie animali del nostro pianeta, la diversità e la debolezza (nella realtà un gatto avrebbe visto nella gabbianella un’ottima fonte di cibo, ma in questo caso, la legge darwiniana del più forte viene messa da parte), la maturazione e il credere in se stessi: volare appare a Fortunata come qualcosa di talmente complicato che via via la porta a perdere sempre più fiducia in se stessa e nelle proprie capacità. Sarà il cuore grande e il sostegno dei suoi amici felini e di un umano a farle spiccare quel volo che le fa tanta paura.

Addio, Sepulveda, un pezzo d’infanzia.