Recensione: La città di ottone

La città di ottone
-S.A. Chakraborty

Genere: fantasy storico
Formato: digitale
Pagine: 528
Casa editrice: Mondadori (collana Oscar
fantastica)
Giudizio sintetico:

Classificazione: 4 su 5.

Primo libro di una trilogia (insieme a The Kingdom of Copper e The Empire of Gold), La città di ottone è un’opera dal sapore arabeggiante che mi ha ricordato il mondo di Aladdin o di Sherazād de Le mille e una notte; ci porta in un Medioriente fantastico, partendo dalle strade affaccendate del Cairo del XVIII secolo, tra i bazar affollati e i battibecchi dei mercanti, il deserto dorato intorno alla città e l’ampio Nilo marrone che vi serpeggia in mezzo. Ma insieme alla “nuova epoca” di un Egitto colonizzato, fatta di nobili dominatori ottomani e invasori francesi, persistono vecchie storie e leggende, racconti di jinn e antichi guerrieri, di città nascoste tra le sabbie dorate del deserto, piene di incanto, magia e ricchezze. La storia è quindi ambientata fra l’Africa del nord e il Medio Oriente, infatti, osservando la mappa si può notare che parte dal mondo reale, dal Cairo, ma poi nella parte mediorientale segna quello che sarà il mondo fantasy.

Un world building studiato nei particolari
Per quanto riguarda la complessità della trama (tribù, lingue, credenze religiose, leggende), c’è bisogno di un po’ di tempo per entrare in un mondo ben costruito, in cui tutti i pezzi andranno a formare un puzzle incredibile. Questo mondo ha come antefatto la storia di tante tribù dislocate nel Medioriente, in particolare quella millenaria dei Daeva, esseri con un’anima come gli umani, ma creati con il fuoco, non con la terra, dotati di poteri incredibili legati all’elemento di cui sono fatti e fondatori della splendida città di Daevabad, la città di ottone, dove hanno sempre governato i Nahid, famiglia dai poteri guaritori. A causa però della crudeltà di alcuni Daeva verso gli esseri umani, un profeta, Solimano, li ha dotati di corpi mortali tramite un anello magico (tale per cui nessuna magia può colpire chi lo possiede), che gli era stato donato dai Nahid stessi per controllare i poteri dei Daeva; a causa di ciò, una parte di essi, gli Ifrit, si sono ribellati, divenendo i nemici giurati dei Nahid. In seguito l’anello è stato rubato dalla famiglia dei Qahtani, (che ai giorni del racconto è l’attuale famiglia reale di Daevabad): infatti un uomo di questa famiglia si è ribellato ai Nahid e li ha sterminati, durante una grandissima rivolta con la quale si voleva anche migliorare la condizione degli Shafit, i mezzosangue umano e daeva.
La storia ha inizio proprio con questa famiglia reale: il re Gassan, che ha l’anello di Solimano (tramandato di padre in figlio) e i suoi 3 figli, dei quali il secondogenito, Ali, è uno dei protagonisti. Nonostante i propositi della ribellione, gli Shafit mezzosangue continuano ugualmente ad essere maltrattati come esseri inferiori, visti con sospetto, come coloro che possono avere una magia imprevedibile.

“La grandezza richiede tempo, Banu Nahida. Spesso le cose più potenti hanno gli inizi più umili. “

La protagonista del nostro romanzo è Nahri, orfana del Cairo, la quale sopravvive un po’ a stenti, rubacchiando e imbrogliando qualche ricco nobile, ma avendo come sogno quello di diventare un medico perché ha sempre mostrato una propensione naturale a curare le persone, a capire cosa non andasse in loro e qualche volta a guarirle in modo che non sa spiegare. Un giorno, mentre cerca di aiutare una bambina che sembra posseduta, canta un’antica canzone durante un rituale e da quel momento la sua vita cambierà perché tramite quel canto sembra aver richiamato un antico guerriero, un Afshin, il cui nome è Dara (che mi ha ricordato un po’ il genio della lampada: è stato uno schiavo, esaudiva desideri, è stato usato durante battaglie da uomini crudeli e potenti ed è legato a Nahri perché è stata lei a richiamarlo). Dara ha avuto un ruolo molto importante nella storia dei Daeva, della ribellione, dei Nahid e, dopo che lui e Nahri vengono attaccati dagli Ifrit, la vorrà portare via, a Daevabad. Così da un lato seguiamo il viaggio in mezzo al deserto fino al loro arrivo; gli altri capitoli seguono invece il punto di vista del principe Ali, il quale è stato allevato dallo zio in una cittadella per diventare Qaid, capo dell’armata reale, quando il fratello sarà re. Ali, a differenza del padre, ha a cuore i mezzosangue ed è contrario alla vita di soprusi alla quale li riserva la legge tanto da fornire loro aiuti economici per comprare cibo, vestiti, libri e medicine. Ma da lì la trama si complica perché gli Shafit usano i soldi anche per acquistare armi, e cercano di portare Ali dalla loro parte. La storia comincia davvero con l’arrivo a palazzo di Nahri insieme a Dara e si concluderà con un incredibile colpo di scena finale.

La città di ottone è il primo volume di quella che è destinata ad essere una trilogia affascinante, ricca nella trama e magistralmente raccontata da S.A. Chakraborty. Nel mondo complesso in cui si ritrovano i lettori c’è bisogno di un po’ di tempo per potervisi immergere, ma ne vale assolutamente la pena: tra disordini politici e sociali e trame complicate, ci sono momenti di leggerezza, situazioni e scene che fanno amare la storia. I personaggi sono spettacolari, ben caratterizzati e costruiti grazie al modo di scrivere dell’autrice che crea un mondo completamente nuovo, originale, fantastico. Gli odori, le spezie, il cibo, la città, il lago vicino, le creature magiche: con le sue descrizioni l’autrice è in grado di far entrare il lettore nel mondo che ha creato, un mondo che ci aspetta in libreria dal 9 Giugno.


S.A. Chakraborty è l’autrice della trilogia di Daevabad, acclamata dalla critica e venduta a livello internazionale. Il suo lavoro è stato nominato per i premi Locus, World Fantasy, Crawford e Astounding. Quando non è sepolta in libri su truffatori del tredicesimo secolo e intrighi politici abbasidi, le piace fare escursioni, lavorare a maglia e ricreare pasti medievali inutilmente complicati. Vive nel New Jersey con suo marito, sua figlia e un numero sempre crescente di gatti.